domenica 17 dicembre 2017

Nella notte - Racconto sull'astronomia e sull'energia solare

Brillavano nel buio le stelle nel cielo,
vicino alla luna bianca bucata come un pezzo di formaggio.
Il cielo era blu,
Thiaghino guardava le luci.
La notte era arrivata
e con lei anche il fresco portato dal fiume.
In tasca Thiaghino aveva dei sassolini.
Li aveva fatti caricare al sole
durante il giorno appena trascorso.
Aveva messo le pietre in tasca,
era uscito di casa,
era pronto per il cammino.
Le pietre brillavano.
Lo aspettavano fuori Javi e Luis.
Erano vestiti di azzurro e verde Luis,
e Javi di marron e mostaza.
Salivano sulle rocce
che spuntavano dalla montagna.
Come caprette raggiungevano
la punta piú alta.
Davanti a loro il cielo era pulito.
Si vedevano le costellazioni.
Thiaghino e gli amici le guardavano.
Piano piano mettevano i sassolini
seguendo l'ordine delle costellazioni,
e creavano così
il cielo sulla terra.

martedì 24 ottobre 2017

L'orto di Martin

In un sentiero in mezzo agli alberi si vedeva l'orticello della famiglia di Martin.
Non c'erano dei cancelli sul viale. Soltanto due cespugli, uno di salvia , con le foglie piccole pelose che rilasciavano un profumo forte quando si stringevano tra le dita e operte di una polverina bianca vellutata. L'altro era un alberello di alloro, con le foglie verde scuro e spine piccole che pungevano piano quando si toccava. 
Tra i due alberelli c'era una pietra squadrata. Lì si pulivano i piedi prima di entrare nel sentiero di casa. 
L'orticello stava ai lati. C'erano le piante di cavoli. In mezzo cresceva la menta. Dicevano servisse per allontanare le cavolaie, che sono delle farfalle. Da piccole sono dei piccoli bruchetti che mangiano le foglie del cavolo Da grandi sono delle farfalle, che depositano le uova sotto la foglia del cavolo che nutrendosi diventano larve, che diventano farfalle, e così continua il ciclo. 
Se le farfalle si moltiplicano troppo depositano troppe uova, che diventando larve mangiano troppe foglie. E così il sistema collassa. Il cavolo non ha piú foglie e non puó piú fare la fotosintesi (che fanno soltanto le foglie), che è necessaria per la respirazione e lo sviluppo della pianta, che senza le foglie non puó piú fare il fiore, che senza fiore non puó piú diventare cavolo, che è appunto il fiore della pianta.
Per controllare lo sviluppo delle cavolaie, era utile la menta. Il suo odore non piaceva tanto alle cavolaie. Così le poche cavolaie si riproducevano, i pochi bruchi mangiavano le tante foglie, e si manteneva l'equilibrio. Era molto equilibrato questo equilibrio.
I cavoli erano sul lato destro, dove passava meno il sole, nascosto dalle montagne prima della parte opposta, dove si coltivava rucola, lattuga, aglio e cipolla. Aglio e cipolla allontanavano le lumache. Lattuga e rucola si aiutavano con le radici a farsi spazio tra la terra. La rucola aveva un sapore piccante. Quando si mangiava. il sapore e il retro-odore sembrava di pipì di cane. Era fresca, verde scuro, dura ma morbida come una lattuga. Si mangiava con il pomodoro e il parmigiano. 
La lattuga si metteva nell'insalata. Si tagliavano solo le foglie che servivano. Il resto della pianta si lasciava sul terreno, per fare altre foglie che si mettevano in altre insalate, nei giorni a seguire. 
Le foglie morte si lasciavano sul terreno. Si mettevano tra le piante, per riscaldare d'inverno, e per tenere separate i rami d'estate, per far passare il vento tra le foglie e abbassare la temperatura della pianta. 
Le foglie secche e la paglia venivano aggiunte a seconda della giornata. La mamma di Martin passava un'ora ogni due giorni in giardino. Era un lavoro carino. Doveva far attenzione a non rompere le piante. Le adagiava sulle foglie come quando metteva a dormire Martin: con molta attenzione. 
Le piante si sentivano coccolate. Si mettevano a dormire, e nel frattempo bevevano l'acqua dalle radici. La mattina si svegliavano, e stiracchiandosi godevano dei raggi del sole per tutta la giornata, giocando con il vento tra le foglie guardando gli uccelli che passavano e i cani che le scodinzolavano attorno, felici della vita.


mercoledì 9 agosto 2017

Marmellata di more

Quando Thiaghino mise la testa dentro l'albero della cuccagna, non si aspettava di certo una scoperta simile. C'erano dei piccoli funghetti sul tronco dell'albero, rosa e grigio.
C'era un piccolo praticello fatto di muschi e licheni. Con la luce della torcia solare Thiaghino illuminava l'interno dell'albero.
Continuava a far andare la dinamo della torcia, checontinuava a illuminare, anche se a tratti. Aveva una luce giallastra, tenue. Nel bosco la usava per spaventare gli animali, ma non serviva mai per illuminare la notte. Fortuna che casa sua e di Marti erano unite dalla via Lattea. La notte bastava seguire quella.

Soltanto una volta Thiago aveva avuto paura nel bosco: quando era andato solo a raccogliere le more.
Quella sera aveva la febbre e si era svegliato durante la notte con il pensiero di quant'è buona la marmellata di more.
Mamma e papà dormivano. Pure la gatta Minù ronfava, sognando di rincorrere una farfalla in un prato di palline di lana (i sogni dei gatti sono a colori!).
Thiaghino si era messo i sandaletti ai piedi ed era sceso dalle scalette.
Inciampato sul gatto, riceveva un graffietto sonnecchiante.

Il cespuglio delle more era proprio davanti alla casa. Intontito, Thiaghino raccoglieva, mangiava more e allo stesso tempo dormiva. La luna era uno spicchio di mela. Anche i grilli dormivano, nelle loro tane scavate negli alberi. Non c'era un'anima viva nel bosco.
Mangiate le prime more, Thiaghino si sporgeva per raccoglierne altre. Ma cadeva ti testa sul rovo. Spine piccole e curve come delle rose si infilzano nelle gambe. Su una guancia un dolore piccolo, accompagnato da altre fitte pungenti sulle braccia, sul collo.
Non sapeva come uscirne. Se si muoveva, le spine si conficcavano nella pelle e facevano male.
Se stava fermo, sentiva solo il dolore. Aveva paura. Pensava agli animali pericolosi che giravano nei posti tropicali. Pensava a piccoli serpenti, a ragni che pizzicavano e rilasciavano il veleno. Pensava alla fame, al freddo della notte.
Per un attimo gli occhi si chiudono e gli sembra passato un minuto quando una mano lo estrae dal rovo. Dorme così profondamente che non si accorge delle spine lo abbandonano. Si sveglia nel suo letto, i cerotti su tutto il corpo.
La casa profuma di dolce. Mamma ha preparato la marmellata di more.

lunedì 7 agosto 2017

La tia de Thiaguito

Un día llegó al pueblo la tía de Thiaguito.
Tía Ale se llamaba. 
Zia Ale, en italiano. Alessandra era su nombre.
Tenía el pelo rizado y se lo coloraba de naranja y de rosa con unas infusiones de remolacha y azafrán. 
Zia Ale le quería mucho a Thiago y se quería mudar a su pueblo.
Antes de la mudanza, la gente del pueblo la tenía que conocer, y tenía que evaluar si su presencia en el pueblo estaba bien para todos o si alguien tenía algo en contrario.
Tía Ale llegó al pueblo con una maletita verde, y otra negra con un lazo blanco en el centro .
Subió la escalera de la casita del árbol. Todavía ella no conocía a Thiaguito, y Thiaguito tampoco a ella. Pero era como si se hubieran conocido desde siempre, ella estaba segura de esto. 
En un sueño una vez Tia Ale había visto un niño que corría por los campos del villaje. Tenía una camiseta azul donde estaban dibujados unos insectos en fila de dos. Eran coleópteros, precisamente. 
De un momento al otro los insectitos cobraron vida y comenzaron a volar encima de la cabeza del niño. Asustándose, el niño emepzó a correr, y no paraba. Tia Ale en el sueño quería decirle a Thiago que no se asustase, que parase y que hablase con los insectos, que solo habían salido de su camiseta y que ya que habían vivido tanto tiempo con él, le querían mucho y que solo querían jugar con él. 
Pero Tia Ale no consiguió gritar en el sueño, porque ella no era un personaje de aquel campo. Ella no vivía allí!
Fue así que Zia Ale recogió las maletas de su casa, escogió unos vestidos lo más bonitos y coloridos posibles para que el niño se divirtiese, y voló. 
Llegó así en un pueblo de España, donde tuvo que caminar. Las casitas eran pequeñas, tenían ladrillos grises por las paredes, Las puertas de las casitas eran bajitas igual. En el aire había un olor de chimenea. Era primavera, pero todavía hacía un poco de frío. Estaban en montaña, quizá a 800 metros, y por allí la temperatura era mas fresca que en la ciudad. Ella vivía en Madrid. Era una ciudad muy grande y siempre la gente paseaba por las calles (menos en Agosto, cuando la ciudad estaba desierta en todos los lados menos en las fiestas de barrio, llenas de gente por el verano también). 
Tía Ale paseaba por este pueblito y notaba las diferencias que hay entre las ciudades grandes y las pequeñitas. Las calles eran más estrechas. Por allí no pasaban muchos coches. Las calles estaban hechas de piedras grises como las de las casas, y el olor de la chimenea era de leña seca, de la que tiene la corteza dura, como el corcho. Se olía también el olor de su isla. Olía Sardeña. Olía a olivo, que es la planta con hojas pequeñas de donde se extrae el aceite. 
En su pueblo siempre se iban con la familia a hacer la recoleta de las aceitunas. Su abuela Gerarda ponía en el suelo una red que no dejaba caer las aceitunas en el suelo. 
Se rodeaban todos los arboles con esta red, y luego se daban golpes a las ramas de los arboles con un palo que tenía al final una escoba de plástico que se parecía a un peine. Las aceitunas caían en la red, y luego se recolectaban todas juntas. Se ponían en un tanque y se transportaban hacía el "frantoio", que es el sitio donde se exprimen las aceitunas.
De ellas, exprimidas en el frantoio, se recababa el amarillisimo y saladito aceite de oliva, o mejor.. extra virgen de oliva, porque exprimido por primera vez.

mercoledì 15 febbraio 2017

Hola a todos!

Hola, sono Thiaguito.
Non vi ho mai detto che il nostro è un villaggio in Spagna?
Qua ci sono i boschi, e la notte usciamo a giocare a rincorrere le lucciole. Loro volano in mezzo alle foglie di notte.  Non so cosa facciano precisamente. Qua le chiamiamo luciérnagas.
Corriamo attorno a questi animali e li facciamo spaventare. Andiamo a destra e sinistra e loro svolazzano. Ci illuminano. Sembrano stelline piccole.

Oggi sono andato a scuola con gli altri bambini. Non è una scuola vera e propria, è più un posto diverso da quello a cui siete abituati voi. La mia scuola è in mezzo agli alberi. Per arrivarci dobbiamo passare in un sentiero con gli alberi fitti e pieni di foglie. Arriviamo in un cerchio e ci sediamo.
Uno fa una domanda: "Come funzionano le foglie degli alberi?". A caso ci alziamo e andiamo a a prendere un libro in una casetta di fianco a noi.
Ognuno cerca qualcosa sulle foglie degli alberi e lo scrive o disegna in un foglio, per ricordarsi e spiegarlo poi agli altri.
Quando abbiamo finito, ognuno parla. Comincia a caso uno di noi e un altro può interromperlo per fargli delle domande. Quando non capiamo bene cerchiamo nuovamente nei libri e tentiamo di arrivare insieme alla risposta.
Continuiamo a parlare e insieme pensiamo a come potrebbero funzionare queste foglie degli alberi. Facciamo un po' di ipotesi, inventiamo le cose, diciamo un sacco di stupidaggini e immaginiamo anche altri modi per farle funzionare. Uno di noi dice: "E se non bevessero l'acqua ma la benzina?".
A quel punto iniziamo a dire scemenze su come un albero potrebbe vivere soltanto bevendo gasolina, di che forma sarebbe, e le foglie? Avrebbe le rughe? Sarebbe piú marron? Avrebbe un odore diverso? Potrebbe avere o no le spine? Se sí, di che forma le avrebbe? E possiamo essere sicuri che l'albero si berrebbe la sua stessa linfa, elaborata dopo miliardesimi di anni dalla stessa  terra che le ha dato la vita?
Non lo sappiamo. Non abbiamo trovato la risposta. Ci siamo fermati lì, peró ci siamo divertiti abbastanza.
Avete mai fatto questo gioco con i vostri amici?
Hasta pronto!



domenica 29 gennaio 2017

Thiago si presenta.

Ciao, sono Thiago. Vivo lá sopra, nella casa sull'albero.
Vedi? Quella è la nostra casetta. Sta sul mandorlo in fiore. Noi viviamo sempre in primavera. La vita qui va bene. Le api ci ronzano attorno. Quando soffia, il vento ci stropiccia i rami. Le foglie ci fanno il solletico ai piedi.
A casa ci stiamo poco. Stiamo sempre fuori, insieme agli abitanti del villaggio.
Oggi la mamma ha preparato un dolce buonissimo. Io mi son svegliato un pò prima del solito perchè dovevo leggere l'ultima pagina del libro che stavo leggendo ieri, quando poi mi sono addormentato e mi è caduto il libro in faccia. Che scemo. Mi son fatto pure male. Mi è caduto sul naso.
Stamattina ho ripreso a leggerlo perchè mi interessa molto. Parla dell'universo e della scienza e in realtà io non ci ho capito molto ma ho insistito a leggerlo, perchè volevo capirlo.
Anche se a 7 anni non riesco a capire sempre tutto, questo libro, invece io l'ho capito. Ci sono tanti numeri e io li leggevo tutti. Li studiavo uno ad uno velocemente e anche se non li memorizzavo li capivo. Diceva che tutti gli animali hanno in media 1.000.000 (un milione!) di battiti cardiaci al minuto. Tutti gli animali! Tutti la stessa durata, come una pila di una batteria!
A proposito di batteria!
Ieri ho fatto un esperimento con un limone. Era una cosa facilissima. Mio papá aveva delle lucine che una volta aveva recuperato da un lettore mp3 trovato per strada (non funzionava). Io ho preso la lucina che aveva due fili di metallo che uscivano da dietro, e l'ho infilata dentro il limone. Si è accesa!
Domani notte con Martin proviamo a mettere una lucina su qualche limone dell'albero, per vedere il buio con le stelle create da noi. .
Mi alzo dal letto. Mamma ha fatto i muffin al vapore. Li mette a cuocere in una pentola con un coperchio diverso e dopo un po' si aprono, come pop corn. Son buoni e umidicci. Piú tardi metto anche la ricetta qui.
Ho una fame. Mi addento due o tre tortine. Son buonissime. C'è anche una tazza con l'avena e l'acqua. Ci metto un po' di cannella, per darle il sapore che mi piace. Ci metto anche i semini di girasole e sesamo dentro. Aspetto che si gonfino con l'acqua calda e quando son pronti li mangio.
All'inizio sembra non abbiano sapore ma dopo son buoni. Poi pure tre mandarini. Ah si, anche il toast! E la spremuta. Ieri è avanzato anche un pezzo di omelette con i funghi?
Mamma mi chiede come faccio a mangiare così tanto. Mi fa sempre ridere. Ha il potere di non farmi arrabbiare mai. Chissá come fa.

giovedì 12 gennaio 2017

La lucciola magica

Veniva da lontano una voce. Si faceva spazio tra i rami delle quercie piú grandi. Thiago si svegliò di colpo, intontito. Dormendo si era tutto sbavucchiato la faccia. Era ancora notte. L'odore di menta era fortissimo attorno. Tutto scricchiolava nella notte. Avendo sempre vissuto nel villaggio, Thiago era abituato ai giochi notturni e ai pic nic sotto la luna. Andavano insieme agli altri bambini e grandi per la montagna. Si separavano per ritrovarsi dopo ore, raccontandosi gli eventi magici ai quali avevano partecipato. Qualcuno vedeva delle piccole lucine all'orizzonte. Altri si perdevano e tornavano il mattino seguente. Due bambine del villaggio avevano raccontato di aver visto una luce brillante, che poi era svanita e ricomparsa subito dopo in un altro punto, cambiando colore. Aveva continuato così per qualche minuto, e poi si era avvicinata. Con gli occhi ben aperti, nell'oscurità la lucina era ben nitida. Al suo interno un piccolo insetto. Si posó sulla testa della bambina piú piccola, e l'altra potè guardare dall'alto quella bella creatura. Aveva le ali color madreperla. Emanava una luce che cambiava gradatamente e sembrava cambiasse anche in base al vento.
La lucciola multicolor riprese il volo, e le bambine corsero dai grandi a raccontare il magico evento appena vissuto. I grandi si complimentarono con loro per non aver disturbato l'insetto durante il suo volo. Scoprirono infatti che quella era una specie di lucciola notturna molto rara, e che si doveva fare molta attenzione quando ci si trovava in sua presenza: non amava stare a contatto con gli esseri umani. Ma quella si era posata sola sulla testa della bambina, forse scambiandola per un albero, e se n'era andata così com'era arrivata, senza disturbare nessuno. E così anche loro l'avevano trattata: con rispetto, lasciandola volare in lungo e in largo per il bosco, ammirandone lo scintillio.
Thiaghino sentiva ora nuovamente la voce. Il buio regnava tutt'attorno. C'era un albero dai rami storti che sembrava muoversi in modo diverso dagli altri. Il piccolo si avvicinó per guardare meglio. La voce sembrava venire da lì dentro. Ma si interrompeva e riprendeva a intervalli lontani.