domenica 4 dicembre 2016

Viaggio di Thiago nel bosco piú incantato del mondo

Cammina che cammina, Thiago raggiunge un boschetto ai piedi di una collina piccola. Segue la strada dentro il bosco. Negli alberi stanno spuntando dei bei fiori gialli, e sul sentierino brillano delle pietre piccole dorate.
Al fondo del sentiero si trova davanti una piccola porta grigia.
Che fare? Aprire? No. Meglio saltare. C'è una pietra al lato per poter fare il salto.
Hop-lá, arrivato dall'altra parte si ritrova davanti ad una fontana, con delle decorazioni colorate fatte di fondi di bottiglia rosa, blu e viola. Guarda che riguarda questa bella fontana che sembra d'altri tempi, ci trova dei pesciolini dentro, che guizzano in circolo. Sono arancioni, verdi e blu. Thiago si ritrova con gli occhi pieni di colori. Thiaghino si spaventa e va come un pazzo tra i cespugli. Ha un po' di freddo ed è rigido come una caramella di zucchero.
Arriva la notte, e il primo pianeta a spuntar fuori è Venere. Ha un luccichio ocra, giallo biancastro. È il piú brillante di tutto il cielo stellato e il piú caldo di tutto il sistema solare. Una volta Thiago ha sentito dire dagli anziani del villaggio che l'anidride carbonica che abbiamo anche sulla Terra, lì è sicuramente piú del doppio, del triplo, e piú di un milione di quanto ci possiamo immaginare. Dicevano che questa anidride carbonica creava un effetto serra su tutto il pianeta. Adoravano anche questo pianeta, nel suo villaggio. Veniva considerato il pianeta dell'amore. Facevano un rito da loro: tutte le persone che si volevano bene, ma anche quelli che avevano litigato da poco e che volevano ridere e scherzare con l'altra persona peró tenevano il muso lungo per orgoglio, o anche chi non aveva litigato, ma soltanto per amicizia, insomma chiunque si trovasse vicino ad un'altra persona al momento della comparsa di Venere, si doveva abbracciare.
A fine giornata, dopo tutte le stranezze combinate insieme, tutto il villaggio si sentiva vicino, e si abbracciava perché comunque si voleva bene, ed era felice di volersi bene.
In questo strano giardino incantato il piccolo Thiaghino continua comunque a camminare, mentre i pianeti spuntano in cielo. Deve far attenzione a non calpestare il terreno perché sente una strana sensazione ai piedi. Come di calore. Guarda a destra e sinistra a terra, si strofina un po' gli occhi e ci vede tanti piccoli ramoscelli volanti. Sono loro che lo stanno trasportando chissà dove.
Ormai è notte e lui vuole soltanto dormire, stare sdraiato a terra e vedere le stelle e i pianeti scorrere nel cielo. Ma deve ancora arrivare dal suo amico: c'è soltanto un cucuzzolo di montagna da scalare. Cullato dal ramoscello che lo trasporta verso la direzione giusta, Thiago si appisola un momento.

martedì 2 febbraio 2016

Thiago va da Martin - parte tre -

Sappiamo che alcune volte Thiaghino si perde nell'osservazione della natura. Qualcuno direbbe che è un bambino che si distrae facilmente, ma lui sa che non è distrazione: sta scoprendo il mondo.
Nel suo cammino incontra una farfalla dai colori variopinti che svolazza su un fiore viola. Thiago si avvicina e inizia ad accumulare informazioni nella sua piccola testolina bionda: guarda il colore dell'animale, la forma affusolata, il modo di volare di fiore in fiore, la lunghezza delle zampe, delle antenne e la pelositá del corpo.
È un piccolo animaletto. Ha tanti peletti lunghi mezzo millimetro ognuno e le ali sono arancioni, nere e bianche. Ha anche due antennine lo incuriosiscono: nel punto finale dell'antenna c'è una piccola pallina rigonfia.
Incurante dell'occhio osservatore, la simpatica farfalla continua ad abbuffarsi bevendo il nettare con la sua proboscide da una pianta di lavanda.
I fiori profumati sono raggruppati in tanti grappoli color lavanda, per l'appunto. Dentro ogni fiore, al riparo dai raggi del sole, c'è una piccola gocciolina di nettare e un pochino di polline.
La farfalla, dopo aver fatto una buona scorpacciata, prende il volo.
"Ciao Farfalla, fai buon viaggio!". Thiago saluta con la sua manina l'amica colorata. 
La campagna è un traffico continuo: un animale prende il volo e un altro si posa, affamato. Sul grappolo di lavanda è arrivata ora un'ape.
Thiago, non vuole disturbare l'ape, perchè potrebbe sentirsi minacciata e pungerlo. Per precauzione si allontana un pochino. Non vorrebbe mai che l'ape morisse per un incidente così banale, quindi prende le distanze e la osserva con un piccolo binocolo giallo e verde che le è stato regalato dal papá..
Come la farfalla, anche l'ape è pelosa, soprattutto nell'attaccatura delle ali.
Ha delle striscie giallo ocra e altre nere, soprattutto sul culetto.
Quando l'addome dell'ape si muove, emette un tipico ronzio. È la sua "coda" che genera il tipico "bzz": è composto da varie parti che sfregano tra loro mentre l'ape muove le ali. Tra uno sfregamento e l'altro si puó ascoltare questo rumore.
Thiago, guardandola, ricorda il giorno in cui aveva trovato un'ape morta sul prato. L'aveva sollevata con due dita e muovendola, con grande stupore, aveva sentito un ronzio. Subito aveva scaraventato l'ape sul prato: pensava fosse viva e potesse pungerlo. Invece quando si era avvicinato nuovamente, l'ape stava lá, stecchita sul terreno.
L'aveva presa ancora una volta tra le mani e un pochino impaurito l'aveva fatta suonare come una campanella. Era come se l'ape fosse ancora viva. Ronzava, peró era morta. Se la muoveva tenendola per le ali o per la testa, poteva comunque ascoltare il rumore di quella piccola vita trascorsa di fiore in fiore.
Thiago aveva pensato che vivere e allo stesso tempo ronzare sarebbe potuto diventare un problema.
Aveva immaginato che strani sarebbero stati i suoi giochi se avesse avuto l'addome ronzante. Ad ogni passo avrebbe emesso un ronzio e tutti si sarebbero forse un pochino infastiditi, o straniti. 
Peró sarebbe stato soltanto un rumore, e nel villaggio si sarebbero abituati. Se si erano abituati agli sputi che lanciava il vecchio Max dalla cima della sua casa-albero, potevano abituarsi anche al suo rumore. E i suoi sputi sì che erano grandi. Bisognava schivarli quando si passeggiava lá sotto. Non si perdeva un bambino. Sembrava lo facesse apposta, ma in fondo, sotto quell'aria da sputacchione vagabondo, Max voleva bene ai bambini del villaggio. Gli regalava sempre dei biscottini di zenzero. I bambini li mangiavano, sapendo che non si buttava nulla, ma rimanevano un pó schifati pensando a chi li aveva preparati per loro.
L'ape ora passa al prossimo fiore, e così via fino all'ultimo. Mentre svolge questa operazione, tutto il suo corpo si riempie di polline. Quando non ne puó piú e la polvere le solletica anche le antenne, si pulisce con le zampine anteriori. È come se si facesse una doccia, ma senza acqua. Tutto il polline che l'ape riesce a recuperare durante la pulizia lo sistema sulle zampe posteriori. Fiore dopo fiore, l'ape avrá due belle borse di polline, una per ogni zampa posteriore. Tornerá alla sua arnia e lo immagazzinerá nelle apposite cellette.
D'inverno le operaie potranno mischiare il polline che hanno raccolto con un pó di miele e acqua, per avere il pan d'ape. Per riscaldarsi produrranno vibrazioni con l'addome, stando tutte vicine dentro l'alveare formando un circolo calduccioso attorno alla regina.
Thiago sa che ci si potrebbe perdere tanto tempo studiando la vita delle api, infatti dopo aver assistito qualche minuto alla scena, l'ape è giá al ventesimo fiore e Thiago è pronto per riprendere il suo cammino.