martedì 24 ottobre 2017

L'orto di Martin

In un sentiero in mezzo agli alberi si vedeva l'orticello della famiglia di Martin.
Non c'erano dei cancelli sul viale. Soltanto due cespugli, uno di salvia , con le foglie piccole pelose che rilasciavano un profumo forte quando si stringevano tra le dita e operte di una polverina bianca vellutata. L'altro era un alberello di alloro, con le foglie verde scuro e spine piccole che pungevano piano quando si toccava. 
Tra i due alberelli c'era una pietra squadrata. Lì si pulivano i piedi prima di entrare nel sentiero di casa. 
L'orticello stava ai lati. C'erano le piante di cavoli. In mezzo cresceva la menta. Dicevano servisse per allontanare le cavolaie, che sono delle farfalle. Da piccole sono dei piccoli bruchetti che mangiano le foglie del cavolo Da grandi sono delle farfalle, che depositano le uova sotto la foglia del cavolo che nutrendosi diventano larve, che diventano farfalle, e così continua il ciclo. 
Se le farfalle si moltiplicano troppo depositano troppe uova, che diventando larve mangiano troppe foglie. E così il sistema collassa. Il cavolo non ha piú foglie e non puó piú fare la fotosintesi (che fanno soltanto le foglie), che è necessaria per la respirazione e lo sviluppo della pianta, che senza le foglie non puó piú fare il fiore, che senza fiore non puó piú diventare cavolo, che è appunto il fiore della pianta.
Per controllare lo sviluppo delle cavolaie, era utile la menta. Il suo odore non piaceva tanto alle cavolaie. Così le poche cavolaie si riproducevano, i pochi bruchi mangiavano le tante foglie, e si manteneva l'equilibrio. Era molto equilibrato questo equilibrio.
I cavoli erano sul lato destro, dove passava meno il sole, nascosto dalle montagne prima della parte opposta, dove si coltivava rucola, lattuga, aglio e cipolla. Aglio e cipolla allontanavano le lumache. Lattuga e rucola si aiutavano con le radici a farsi spazio tra la terra. La rucola aveva un sapore piccante. Quando si mangiava. il sapore e il retro-odore sembrava di pipì di cane. Era fresca, verde scuro, dura ma morbida come una lattuga. Si mangiava con il pomodoro e il parmigiano. 
La lattuga si metteva nell'insalata. Si tagliavano solo le foglie che servivano. Il resto della pianta si lasciava sul terreno, per fare altre foglie che si mettevano in altre insalate, nei giorni a seguire. 
Le foglie morte si lasciavano sul terreno. Si mettevano tra le piante, per riscaldare d'inverno, e per tenere separate i rami d'estate, per far passare il vento tra le foglie e abbassare la temperatura della pianta. 
Le foglie secche e la paglia venivano aggiunte a seconda della giornata. La mamma di Martin passava un'ora ogni due giorni in giardino. Era un lavoro carino. Doveva far attenzione a non rompere le piante. Le adagiava sulle foglie come quando metteva a dormire Martin: con molta attenzione. 
Le piante si sentivano coccolate. Si mettevano a dormire, e nel frattempo bevevano l'acqua dalle radici. La mattina si svegliavano, e stiracchiandosi godevano dei raggi del sole per tutta la giornata, giocando con il vento tra le foglie guardando gli uccelli che passavano e i cani che le scodinzolavano attorno, felici della vita.